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Gradara borgo più bello

Gradara borgo più bello d’Italia per l’anno 2018, secondo il pubblico della trasmissione “Kilimangiaro”, condotta da Camila Raznovich su RaiTre. In provincia di Pesaro-Urbino nelle Marche, quest’antico borgo è riuscito ad aggiudicarsi l’ambito riconoscimento grazie alla sua architettura tipicamente medievale. Ha sbaragliato la concorrenza di altri 19 borghi, uno per ogni regione d’Italia, convincendo la giuria di ben 20 esperti, tra cui lo storico dell’arte Philippe Daverio, dal geologo Mario Tozzi e dalla chef stellata Cristina Bowermann. Gradara borgo più bello come teatro della storia d’amore di Paolo e Francesca raccontata nella Divina Commedia di Dante Alighieri. I criteri di giudizio valutavano ogni aspetto della vita del borgo: dall’architettura alle tradizioni, passando per la cucina. Dal 2014 è un appuntamento imperdibile per chi ama l’Italia e un turismo fatto di semplicità e tradizioni passate, un modo coinvolgente per far crescere l’attenzione sulle piccole realtà regionali, patrimonio spesso poco valorizzato. Al secondo posto si è piazzato Castroreale in Sicilia, mentre la medaglia di bronzo è toccata a Bobbio, in provincia di Piacenza.

La fortunata posizione di Gradara la rende, fin dai tempi antichi, un crocevia di traffici e genti: grazie alla vicinanza dal mare, si trova subito nell’entroterra di una delle principali mete turistiche dell’Italia, la Riviera Marchigiano-Romagnola. Terra di mezzo, situata al confine tra Marche e Romagna, Gradara ha preso il meglio da entrambe le regioni. Diverse famiglie nobili hanno vissuto a Gradara borgo più bello: dagli Sforza ai Farnese, passando per i Della Rovere. Il castello di Gradara è noto e suggestivo da diversi secoli; sorge su una collina a 142 metri sul livello del mare e il mastio, il torrione principale, si innalza per 30 metri, dominando l’intera vallata. Il sistema murario e di torri conferma che in più occasioni il borgo migliorò le proprie difese e la porta d’ingresso fortificata lascia senza fiato per l’imponenza che incute quasi timore. Anche la cucina tipica non delude: tipici di queste zone sono i bigol (spaghettoni di acqua e farina fatti a mano conditi con sugo di funghi porcini locali o con sugo di carne “marchigiana”) e il “Gemischt”, mix di vino locale, principalmente Sangiovese, con una piccola aggiunta di gassosa.

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